Il video è reale. Il problema è dopo.
Aprono uno strumento AI, scrivono qualche frase, e in 10 minuti appare un sito completo: sezioni, animazioni, testi, colori. Non è un trucco. Succede davvero. Quello che succede dopo, però, non lo mostrano mai.
Siti web e AI
Sì, il sito esiste davvero. Ed è anche bello. Il problema non è il video — è quello che viene dopo.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026Aprono uno strumento AI, scrivono qualche frase, e in 10 minuti appare un sito completo: sezioni, animazioni, testi, colori. Non è un trucco. Succede davvero. Quello che succede dopo, però, non lo mostrano mai.
La maggior parte dei siti creati con strumenti AI viene costruita con JavaScript che gira nel browser di chi visita la pagina. Google riesce a leggerlo, ma con ritardo e in modo parziale. Mancano i meta tag giusti, la struttura delle intestazioni che i motori di ricerca usano per capire di cosa parla una pagina, i dati strutturati per far apparire recensioni, servizi e indirizzo nei risultati. Risultato: il sito esiste, ma non si trova. È come aprire un negozio senza insegna, senza vetrina e senza indirizzo su Google Maps.
Il sito è stato generato automaticamente: le classi CSS si chiamano 'div-block-47', 'section-3', 'wrapper-12'. Non c'è un sistema di componenti riutilizzabili, non esiste documentazione, non c'è una logica che un programmatore — o tu stesso — possa seguire. Vuoi cambiare il colore di un bottone? Riscrivi tutto con un nuovo prompt e spera che l'AI non rompa le altre sezioni. Dopo sei mesi di piccole modifiche, il codice diventa un labirinto che nessuno sa più navigare.
Un'analisi del 2026 su oltre 5.000 siti creati con strumenti AI ha trovato più di 400 chiavi di accesso esposte pubblicamente — password, token di database, credenziali di servizi. Non perché chi li ha fatti fosse sbadato: semplicemente l'AI non sa cosa nascondere. Non configura gli header di sicurezza, non gestisce i permessi degli utenti, non sa che certi file non devono essere accessibili da browser.
No, è l'opposto. L'AI è uno strumento potente, e chi sa usarla bene ci lavora ogni giorno. La differenza sta in quello che succede dopo il demo. Un sito che porta clienti, si trova su Google e regge nel tempo richiede scelte che uno strumento automatico non può fare al posto tuo: la struttura dei contenuti, la sicurezza, le performance, il SEO tecnico, la manutenzione. Il video dura 10 minuti. Il sito deve durare anni.
Dipende dallo strumento e da come è stato configurato, ma nella maggior parte dei casi mancano le basi: meta tag corretti, struttura delle intestazioni, dati strutturati, sitemap. Posizionarsi su Google richiede un lavoro tecnico che va oltre la generazione automatica.
Spesso sì. Le analisi del 2026 mostrano vulnerabilità frequenti nei siti generati con strumenti automatici: chiavi API esposte, header di sicurezza assenti, gestione dei permessi inesistente. Non è un difetto dello strumento in sé, ma di quello che non viene configurato in automatico.
Un sito AI ha un costo iniziale vicino allo zero, ma i costi emergono nel tempo: SEO da correggere, vulnerabilità da chiudere, rifacimenti quando il codice diventa ingestibile. Un sito professionale parte da un investimento chiaro — da 2.500€ in su — e include struttura, SEO tecnico, sicurezza e codice che si può manutenere negli anni.
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